Luigi Recchi  | Costanzo Costantini | L'universo enigmatico di Luigi Recchi

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Il colore è l’elemento che più colpisce l’occhio nella pittura apparentemente spontanea, ma in realtà ricca, composita, immaginativa di Luigi Recchi.
  “Non c’è che un mezzo per risolvere ogni problema: il colore”, diceva Cézanne.
“Io ed il colore siamo una cosa sola”, diceva Paul Klee.
“Se non c’è colore, non c’è pittura”, diceva Turcato.
Quali di queste tre sentenze si adatta di più a Luigi Recchi?
  Nessuna.
Egli ama molto il colore, ma può farne anche a meno, o, più precisamente, alle gamme squillanti, specialmente a base del rosso delle sue variazioni e gradazioni, può alternare, come fa, una serie di gamme diverse, come il grigio, il grigio argenteo, il grigio-chiaro, il verde chiaro, il verde pisello, il verde pallido (“Più pallida dell’erba sono”; diceva di sé Saffo), il celeste, l’azzurrino, il rosa, il bianco, il bianco-avorio, il bianco-alabastrino, il bianco-nero.
 Si dice che il bianco sia la fonte della luce, questa parola semplice e breve, ma carica di mistero sin dalla creazione del mondo, mentre il nero sarebbe la fonte della tenebra. Tranne talune eccezioni, come Monet, che ne aveva appreso l’uso da Goya, gli impressionisti consideravano il nero un non-colore, ma Odilon-Redon lo considerava “l’agente dello spirito” e Mark Rothko lo definiva “il cuore della luce”.
Prima di Goya, il nero era stato usato magistralmente da Tiziano, che ne aveva sperimentato le variazioni sotto l’effetto della luce, in tempi recenti è stato usato, fra gli altri, da Burri, che ne aveva dipinto le annotazioni in Annottarsi, il ciclo che era stato esposto nella Galleria Sprovieri di Piazza del Popolo.
Luigi Recchi usa il bianco e nero con la stessa sapienza, sicchè si può dire che nel suo caso gli estremi non solo si toccano, ma si identificano quali sorgenti di luce.
 Oltre e più di un neo-maestro del colore, Luigi Recchi è maestro delle variazioni e gradazioni degli stessi colori, piene di mezze tinte, mezzi toni, linee, punti, tutte e due lievi, sfumate, sottili, evanescenti, pressocchè impercettibili.
 I suoi quadri inducono gli spettatori a ricordare che il blu della moschea blu di Istambul conta ben centoventi variazioni.
 Diceva Turcato: i grandi artisti come Tiziano, Veronese, Botticelli, inventavano i colori.
Io ho sempre voluto inventare i colori, partendo dai colori che sono fuori dello spettro, come il marrone e l’amaranto, ma non ci sono mai riuscito, né forse ci riuscirò mai”.
Forse Luigi Recchi ci riuscirà.
 
 Il secondo elemento della pittura di Luigi Recchi è il segno.
 “In principio c’era il segno” diceva Sebastian Matta Eucharren, parafrasando sentenza giovannea “In principium erat verbum”.
 Per il pittore scultore surrealista cileno, il segno precedeva la parola. Non solo la parola scritta; ma anche la parola orale. Al segno egli faceva seguire ed apparentava il disegno che Leonardo considerava “arte divina”. Il linguaggio scritto veniva dopo, come venivano dopo la pittura e la scultura. Non a caso il Winckelmann, nella sua Storia dell’arte nell’antichità, faceva nascere l’arte dalle forme più elementari, probabilmente da una specie di scultura, pur se non è agevole comprendere come un bambino sia più capace di conferire una certa forma ad una massa morbida che di tracciare dei segni o delle linee su una superficie. È più probabile che l’arte sia nata dal segno, come pensava Matta. Era attraverso il segno che Matta tentava di decifrare il mistero dell’universo e le metamorfosi cui soggiace nel corso del tempo. Punto, linea, superficie erano d’altronde i tre elementi primordiali della ricerca artistica di Kandinsky.
 Anche per Luigi Recchi il segno ha una importanza primaria nella creatività artistica, congiuntamente al disegno, alla materia e al gesto, ma in una interpretazione che va oltre l’informale e la triade ormai storica segno-materia-gesto, oltre il post-informale e l’action painting, oltre il duchampismo ed il neo-espressionismo, oltre le nuove tendenze che si incalzano nel caos dell’arte contemporanea.
 “Nella pittura di Recchi -ha scritto Giorgio Di Roberto- il disegno è spesso una forma di ideogramma, cioè un riferimento per indicare un problema, un oggetto, un’idea, una parte per il tutto. I suoi quadri diventano quindi una specie di scrittura: un testo da decifrare come un pannello scritto in giapponese o un’iscrizione egiziana, solo che il pittore stesso impone le regole del suo linguaggio. Lo spettatore rimane attratto da questa molteplicità di segni, a volte cerca di decifrarli, ma altre volte si fa prendere dal gioco dei colori e dei segni che nel loro complesso denotano il significato del quadro, spesso giocoso e musicale”.
Con gesti irruenti e fulminei, che potrebbero far pensare all’action painting, ma che obbediscono a impulsi e stimoli del tutto personali, Luigi Recchi proietta sulla tela vortici policromatici nei quali si stagliano immagini disseminate di segni indecifrabili –cuori, croci, numeri, fiori, totem- che conferiscono ad ogni quadro, come Alfabeto primitivo, Cinema, Albero della cuccagna, un’aurea di magia, un alone enigmatico.
“Artista è colui che fa di ogni soluzione un enigma” diceva Karl Kraus.
 
Il terzo elemento della pittura di Luigi Recchi è l’immaginazione.
Jorge Luis Borges distingueva nettamente tra fantasia e immaginazione.
Diceva: “La fantasia è un gioco della memoria. L’immaginazione è la facoltà di inventare, o di sognare, le cose. Penso ad uno dei miei maestri, Rafael Casinos Assèns, il quale scrisse una poesia splendida sul mare, ma il mare non l’aveva mai visto”.
 È questo il tipo di immaginazione che possiede Luigi Recchi.

Costanzo Costantini art critic

 

  Gianni Latronico | Recchi’s sublime art Gianni Latronico

dicono di lui

Alfa and omega, bìos kai trànatos, the 6 and the x are the symbols of universal harmony, runic characters of the psychological inquiry and are the presages of a bright future, under banner of art and tranquillity of the soul.
Presages, signs and symbols flutter on the chromatic impasto like dragon-flies in the infinite sky, uttering a sweet symphony contrasting with chaos dominating earth. The more disorder, smog and dangerousness are in the old world of actual reality, the more order, loveliness and purity are in the new world of Luigi Recchi.
Colours in movement fluent on the painting don’t contrast but they harmonize with soft shades of the central tiles engraved on the mixed chromatic massetto painted on the canvas. These also are open windows on the built-up area in order to understand his secrets, on the neighbourhood houses to understand pain and barriers of soul, to sound his depth.
The changing red, yellow and blue little squares point out mutability of the different situations and persistence in the human condition that always forgets the past, that is always worried about the present and always full of hope for the future.
The hieratic, secular, arcane gesture is impressed on the sculpture-painting in fluttering sings, winking letters, jumping numbers from the bottom upwards, from the centre outwards, from recesses to projections.
Superimposed planes, rolling volumes and beats are running through shape to constitute themselves in moods, spiritual palpitations and Pindaric flights.
The warm colours of the Pompeian red, topaz yellow, joyful orange sing on the cold colours of grey, green and blue that remain on the background of the triumph of Good over Evil, of beautiful over ugliness and of art over life.
The artistic madness is salt of the earth, light of existence and grace of the universe, they correspond to the bizarre genius, to creativity and talent in the creation of a countercurrent painting full of pathos and rich in poetry.
In the works of Luigi Recchi the climate is interiorized, music is rhythmical, swing is in the air but the comparisons are made in the hope to live in a perfect joy with nature, with ourselves and with the others.

 

dicono di lui

Luigi Recchi’s experience and figurative expression, having as aim to communicate through the painter’s creativity, point out the uneasiness of the quest and of the real possibilities to get to know and to interpret the sense of the elusive complexity of human relationship in our historic moment.
Existential tension (necessary in painting) expresses contemporary as careful witnessing to the thin threads that twin human relationship.
Determined relationships, aiming to definite dimensions of human becoming, lead the artist to investigate techniques and materials more suitable to achieve the creative message’s maximum of content: the form of communication.
Therefore Recchi’s expressive research looks into directions that consider continuously matrix and plastic quality of the expressive mean, that is indivisibly combined with the specific tonal capacity of the colour.
Creative gesture fluidity fixes the dynamic sign’s movement. Sign’s violence, the slowness, the stop, the pressure of operative time, time and space are the conceptual and expressive synthesis of the work’s intensity and creative force.
The artist creates and let grew space through an incisive personal gesture, and then he modifies it in shrouded dynamic rhythms that are contrasting, extremely complex, at times dramatic and worrying.
Expressive content becomes complicated and resolves continuously; history, time, tale and moment merge together in a continue that goes beyond the painting’s surface.
Composition fulfils itself in all his figurative shape. Work’s space quality reaches extreme complex levels in structure and content.
The artist never forgets to involve global and cosmic space dimension, that is painted through an infinite number of lines, husbanding colours with gesture and dripping these slowly on “pictorially” prepared surfacing.
Ideas previously evoked move inside this space that opens regular windows as hopeful resolution of the picked up complexities.
Inspiration, idea but above all the artist’s expressive necessity represent through little and light elements the nuances of the problem expressed on the canvas.
Yet elegant and strong comes true the “A”: symbol, sign, wound and witnessing of an unique possibility: freedom.

Costanzo Costantini critico d'arte
Italiano  
 Luigi Recchi  Laboratorio Creativo Gerebros Copyright Luigi Recchi